• Anno XI • N° 5 - ottobre 2014 • Bimestrale • Poste Italiane SpA - Sped. in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Milano • ISSN 1724-6865

organo ufficiale

PRODUZIONE

MERCATO

Stati Uniti

Tutte le opportunità per le

imprese italiane che vogliono

investire nel nuovo mondo.

pag. 6

BACK RESHORING

Cina ti lascio,

ritorno in Italia

Il nuovo fenomeno del rientro

delle produzioni delocalizzate

e l’imperativo irrinunciabile del

Made in Italy.

pag. 8

MATERIALI

Nascono le

“Officine del Grafene”

Presentiamo il più grande

impianto europeo per la

produzione di grafene.

pag. 20

LA PAROLA

AL SUBFORNITORE

Microfusione

e pressofusione

Modalità e vantaggi della

fusione con forme in

urea, tecnologia unica in

Europa, adottata dalla MT

Technology.

• a pag 14 •

MOTORISTICA

Dalla pista

alla strada

Procedimenti di

fabbricazione, materiali e

innovazioni che dai mezzi

di corsa sono state poi

applicati alla produzione

di serie.

• a pag 18•

DENTRO LE AZIENDE

Piccoli ingranaggi,

grandi prestazioni

Viaggio dentro la

Microingranaggi, dinamica

realtà specializzata

in ingranaggi per la

trasmissione di potenza

di piccole e piccolissime

dimensioni.

• a pag 24 •

■ EDITORIALE

Interpretare il futuro

INCHIESTA MACCHINE UTENSILI: PARLA LA COMMITTENZA

Machinery:

indotto al successo

Ottimamente posizionata sui mercati

mondiali la macchina utensile made

in Italy è spesso il frutto di una

collaborazione stretta fra costruttori

e subfornitori specializzati, talora

provenienti dall’estero e capaci di

attrarre con le loro competenze anche i

produttori internazionali.

di Roberto Carminati

S

iamo abituati a studiare la storia,

consapevoli che è stata scritta

da uno storico, attento alla

ricostruzione e alla spiegazione di

accadimenti del passato. Sarà cosi

anche in futuro. E la storia che i nostri

nipoti studieranno a scuola, sarà

di certo scritta ancora una volta da

uno storico, che ricostruirà i fatti del

passato e cercherà di interpretarli

a suo modo. Ma noi che viviamo

in questo presente, abbiamo una

chance in più rispetto al passato. La

nostra contemporaneità grazie ai

moderni mezzi di comunicazione, alla

velocità con la quale si propagano

le informazioni, ci permette di

interpretare il futuro in tempo reale

e scrivere la nostra storia. Ma capire

i segni della nostra epoca, oppure

del prossimo triennio, non è attività

semplice, bensì articolata e in costante

mutazione. Dovremmo vivere con

uno storiografo accanto, in modo

da avere un decodificatore al nostro

fianco che ci traduca i segni di questi

anni difficili, in modo da avere più

elementi per disegnare la nostra rotta.

Credo che in Italia ancora una volta la

classe dirigente sia troppo attorniata

da politici, e poco da storiografi. Forse

è maggiormente concentrata sui selfie

e poco attenta a fotografare i segni

del futuro. Troppo presa a reggersi

in sella tenendo i piedi ben saldi

sulle staffe, piuttosto che domare il

cavallo e provare a saltare gli ostacoli

e cominciare a galoppare. Altrimenti

non si spiegherebbe il motivo per

il quale le nostre aziende sono le

più tartassate al mondo. La Banca

Mondiale ha ufficializzato nel suo

ultimo report annuale“Paying taxes”,

che le la pressione fiscale per le Pmi

italiane raggiunge il tetto del 65,8%.

Meglio di noi la Francia (64,7%),

la Spagna (58,6%), la Germania

(49,4%), il Regno Unito (34%) e infine

l’Irlanda (25,7%). Ma non

finisce qui.

Le nostre imprese impiegano 269

ore per adempiere al pagamento

delle imposte, contro le 132 della

Francia. Oltre la be

ffa l’inganno.

L’Ocse nel sul ultimo rapporto

dedicato a “ Le politiche per le PMI e

l’imprenditoria in Italia”, dichiara che

le piccole e medie imprese italiane

sono realmente la colonna portante

dell’economia, e rappresentano

l’80% dell’occupazione e il 67% del

valore aggiunto. Giustamente quindi,

abbiamo da una parte un patrimonio

di Pmi che generano prodotti di

qualità e dall’altra, tasse alte, tempi

lunghi per pagarle, una burocrazia

eccessiva, scarsa fiducia, deflazione

come 50 anni fa, consumi ridotti

al minimo. Mi domando dove stia

guardando il nostro Paese, o cosa

sia intento ad “ammirare”. Sarebbe

sufficiente credere nelle imprese,

ridurre il cuneo fiscale, attrarre capitali

ed investimenti stranieri, essere

più presenti in maniera radicale nei

paesi esteri, migliorare il sistema

formativo, sburocratizzare, snellire le

procedure, alleggerire la macchina

burocratica e soprattutto, elaborare

una vera strategia industriale per il

paese. Converrebbe tornare in chiave

moderna al vecchio saper fare, alle

professionalit

à vere, con un sistema

meritocratico semplice ed efficace

e possibilmente veloce. Un sistema

industriale, professionale e politico,

che risponda non più alla domanda

“chi sei”, ma “quale valore aggiunto sei

capace di produrre”. Un sistema che

non speri nella ripresa dell’economia,

ma che abbia gli elementi giusti per

decriptare il futuro e scrivere oggi la

nostra storia. Voi cosa ne pensate?

L’

per scrivere la storia

Stefano Colletta

stefano.colletta@tecnichenuove.com

1

ininterrotto successo del ma-

de in Italy meccanico è anche

un successo di una subfornitu-

solo. La parola d’ordine

è sempre: quali-

tà. E anche coloro che con il passare del

tempo hanno deciso di ridurre i rapporti

con i subfornitori restringendone il pi

possibile il numero, hanno comunque

una certezza. Che in caso di bisogno, per

lavorazioni particolari oppure perché al-

le prese con occasionali sovraccarichi di

commesse, possono fare af

fidamento su

un tessuto imprenditoriale fatto di azien-

de competenti e in grado di fare fronte

anche ai compiti più s

fidanti. Subforni-

tura News riporta quattro signi

ficative

testimonianze di aziende quali Colgar,

CMZ, Gnutti e Jobs.

■ SERVIZIO A PAGINA 12

ra preparata e all’avanguardia

sulla quale i costruttori possono sempre

contare per garantire l’affidabilità delle

loro macchine. Un X factor riconosciuto

non solamente dai marchi di casa nostra,

bensì pure da aziende straniere che sul

nostro territorio hanno compiuto in an-

ni molto recenti investimenti importan-

ti, traendone peraltro altrettanto impor-

tanti ritorni. Quel che l’inchiesta vuole

portare in luce è che, nel segmento delle

macchine utensili, la Penisola sta gua-

dagnando attrattiva anche nei confronti

di realtà globali di origine europea e non

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